Lavagne Interattive multimediali: arriva uno standard?

16 May 2010 di Marco Guastavigna

Ho due esperienze di formazione che coinvolgono le LIM. Qualche anno fa Digiscuola e ora La scuola digitale, la campagna per l’uso della nuova lavagna nella secondaria di primo grado.

Ho maturato alcune convinzioni:

- è assolutamente inutile, anzi dannoso, agganciare in modo esclusivo l’uso della lavagna a un particolare modello teorico di tipo psicopedagogico; questo modo di fare formazione diventa rapidamente una forzatura prescrittiva, che finisce con il fare da deterrente all’uso dello strumento;

- è assolutamente inutile, anzi dannoso, sovraesporre l’uso dei software installati con la lavagna, non per farla funzionare, ma per trasformare gli insegnanti in autori multimediali; non tutto funziona come dovrebbe, l’interfaccia non è sempre intuitiva; la realizzazione di prodotti complessi richiede tempi e impegno che non tutti sono disposti a spendere;

- è doveroso rispettare le metodologie di tutti e dare pari dignità a qualsivoglia uso della lavagna come tecnologia delle mediazione culturale; non sopporto chi dice in modo sprezzante di un collega che “usa la LIM come se fosse una lavagna (di ardesia)”; mi autocito: “Mi sono (…) ritrovato a ri-analizzare le caratteristiche della lavagna di ardesia, la tecnologia didattica tuttora più diffusa e usata – insieme a libri, quaderni, cancelleria varia e emissioni vocali– nelle classi della scuola della nostra Repubblica. E così ne ho compreso e ri-apprezzato l’essere strumento di comunicazione uno-a-molti, a costo relativamente basso, con efficacia vincolata alla compresenza in un unico ambiente di numerosi soggetti, disponibili a un percorso di apprendimento unico, ritmato da tempi e attività uguali per tutti. La lavagna di ardesia è insomma la rappresentazione fisica di una visione nazional-popolare, risorgimentale. della scolarizzazione di massa. Da un punto di vista strettamente cognitivo essa assume il ruolo di tecnologia della mediazione pubblica: l’insegnante mette in evidenza, appunta, schematizza, esemplifica, riassume - anche con poche parole; lo scolaro corregge, svolge per la prima volta, riproduce sul quaderno e così via. Il gesso si cancella rapidamente, in modo da poter procedere con altri passaggi, con altri insegnamenti, con altre materie. Insomma, la lavagna di ardesia è finalizzata a una comunicazione (didattica) fortemente contestualizzata, per definizione effimera, salvo che ogni contenuto venga “copiato” su supporto cartaceo. La riflessione sulla lavagna di ardesia mi ha spontaneamente portato a riflettere su altre tecnologie della comunicazione frontale che hanno avuto scarsa fortuna nella aule propriamente scolastiche, se non in occasione di qualche aggiornamento del personale. Sto parlando della lavagna a fogli mobili e di quella “luminosa”; capaci la prima di aggiungere all’estemporaneità, alla contestualizzazione delle superfici cancellabili, archiviabilità e riutilizzabilità dei materiali prodotti; la seconda di utilizzare contenuti pre-strutturati, per altro adattabili alle diverse situazioni mediante interventi di commento in voce.” (M.Guastavigna, L’anno della LIM? Il punto di vista del formatore, Insegnare 6-2009);

- è doveroso valorizzare l’uso di qualsiasi ambiente digitale a cui si assegni il ruolo di valore aggiunto nei percorsi formativi ordinari, quelli a cui ciascun insegnante assegna una buona probabilità di efficacia didattica; le persone hanno il diritto di usare gli strumenti su cui si sentono sicuri, che ritengono di “dominare”, soprattutto in aula, di fronte a un gruppo di adolescenti mediamente agitati.

Sulla base di queste considerazioni, sono molto curioso di vedere all’opera l’Academic Tool di Microsoft, che sarà presentato al Majo il 3 giugno p.v.; mi incuriosisce l’idea di disporre di un formato standard all’interno di un’interfaccia nota; mi incuriosisce verificare se a medio termine questo sbloccherà l’editoria scolastica - è inutile che ci prendiamo in giro, i materiali didattici li fanno coloro che sono pagati per produrli! - al momento non particolarmente attiva anche per l’esistenza di N formati di nicchia non comunicanti tra di loro.

E poi spero che il mondo opensource faccia subito altrettanto, come da felice tradizione.

Di seguito, qualche indicazione bibliografica:

Libri
- G. Bonaiuti - Didattica attiva con la LIM - EDIZIONI ERICKSON
- F. Zambotti - Didattica inclusiva con la LIM - EDIZIONI ERICKSON

Articoli
- M. Guastavigna - Addio vecchia lavagna. Arrivano le LIM (titolo da me aborrito quando l’ho letto), Scuolainsieme, ottobre/novembre 2009
- M. Guastavigna - “L’anno della LIM? Il punto di vista del formatore“, Insegnare 6/2009
- M. Guastavigna - “La pila dei software“, Insegnare 1-2/2010
- M. Guastavigna - “Storie digitali. Multimedialità e apprendimento della Storia” in “Per la Storia Antica”, B. Mondadori, Milano, 2010, con un’ampia analisi delle funzionalità e degli usi didattici della LIM, parzialmente visibile qui e ottenibile gratis dai distributori di libri di B. Mondadori come gadget per le avvenute adozioni nella secondaria di II Grado.

Intanto godetevi la LIM in una Fiction:

E riflettete sulle lavagne che compaiono in questo film iraniano:

Spero che i lettori aggiungano altre indicazioni nei commenti.

Saluti e buon lavoro.

M. Guastavigna

I somari dei sumeri non sunniti

2 May 2010 di Dario Zucchini

Sono in pizzeria con amici, due tavoli del locale sono occupati da una allegra combriccola di ragazzini, età media circa 13-14 anni, che festeggiano un compleanno.

Educati, chiassosi e pimpanti come da manuale, la festa fila liscia. Ad un certo punto una fanciulla inizia a giocare con un puntatore laser, il gioco si fa inspiegabilmente preoccupante: si puntano il raggio nell’occhio e giocano a resistere il più a lungo possibile… pochi secondi per volta, ovviamente, perché il dolore si fa sentire.

A questo punto intervengo, mi metto il cappello da prof, prendo la parola e la loro attenzione e gli dico: “Guardate che il raggio laser vi buca la retina in pochi secondi, non è un gioco! e la retina non si può curare! Anche se sul momento vi sembra di vederci ancora potreste perdere per sempre parti dell’occhio… fidatevi! so come è fatto un puntatore laser! è davvero pericoloso!”

Gelo, facce molto spaventate, il gioco è finito. Per fortuna il laser che usavano non è così potente, ma questo particolare non lo aggiungo.

Però penso alla scuola e mi arrabbio: ma possibile che dei ragazzi che hanno alle loro spalle ben 8 anni di scuola non sappiano cosa è un raggio laser? e che non sappiano nulla dell’occhio?

Ma che cosa li mandiamo a fare a scuola?

A studiare sempre e solo le piramidi egizie, il commercio dei fenici e la vita dei sumeri?

In principio era il dito…

24 April 2010 di Dario Zucchini

cappella_sistina Oggi parliamo dei dispositivi di puntamento per i computer. Il più diffuso è sicuramente il mouse che, da ben 25 anni, è il sostituto elettronico del nostro dito.  Con il mouse tutti ci siamo abituati a muovere una freccina sullo schermo per andare a premere i pulsanti virtuali con gesti come il clic e il doppio clic.  Ora l’avvento dei nuovi computer, palmari, e telefonini con il touch screen sta ridando al dito la possibilità di toccare direttamente pulsanti e icone e di comandare i computer con semplici gesti. Si può parlare, quindi, non di una innovazione, ma di un ritorno alle origini, tanto più che gli schermi sensibili al tocco esistono, come il mouse già dalla fine degli anni ‘60 del secolo scorso.

In realtà il successo del mouse, che si diffonde grazie all’Apple Macintosh nel 1984, è dovuto principalmente alla sua economicità: Negli anni ‘70  i touch screen e le tavolette grafiche erano prodotti già molto usati presso i centri di calcolo e i centri di ricerca ma erano anche molto cari, troppo per una diffusione di massa.

Parallelamente alla genesi del mouse, negli anni ‘70 si sviluppano principalmente tre tecnologie di puntamento: Touch Screen, Penna Ottica e Tavoletta Grafica. In un certo senso anche i tasti funzione si sviluppano come touch screen economici: i tasti F1-F12 che troviamo oggi sulle tastiere una volta venivano montati a fianco dello schermo, così come accade ancora oggi per alcuni terminali bancomat. Sullo schermo appariva una scritta in corrispondenza del pulsante più vicino a lato dello schermo.

penna ottica c64 La penna ottica è stata per molti anni una valida alternativa economica dei touch screen: si basava su una biro con un sensore ottico  (nelle sale videogiochi era una pistola) che era in grado di intercettare il passaggio del pennello elettronico dei tubi catodici. ll pennino era collegato necessariamente con un filo ed il funzionamento era molto preciso. Tanto che anche con computer economico come il Commodore 64 e un televisore di grande formato era possibile realizzarsi già negli anni ‘80 una bella lavagna interattiva multimediale. L’avvento dei televisori a 100 Hertz e degli schermi LCD ha definitivamente mandato in pensione questa tecnologia legata strettamente ai tubi catodici e ai TV di prima generazione.

digitizer Le tavolette grafiche (digitizer) si diffondono sempre negli anni ‘70 come strumenti di disegno di precisione per professionisti e centri di ricerca. Si basano su un pannello elettronico in grado di rilevare la posizione di un pennino o di un puntatore mediante diversi tipi di tecnologie. Inizialmente i pennini erano collegati con un filo alla base, ora sono senza fili. Questa tecnologia è stata utilizzata sulla prima generazione di Tablet PC abbinando uno schermo LCD alla tavoletta ed è attualmente molto usata nelle Lavagne Interattive Multimediali che non sono Touch Screen. Molte tavolette di dimensioni compatte ed economiche vengono anche usate da persone che preferiscono la biro al mouse.

hp_150_touchscreen_1bI primi prototipi di schermi sensibili al tocco risalgono agli anni ‘60,  mentre bisogna aspettare fino al 1983 per trovare in vendita uno dei primi computer dotati di schermo sensibile al tocco: l’HP 150. Dal punto di vista tecnico il touch screen può essere realizzato con diverse tecnologie ed è in molti casi utilizzabile indifferentemente con le dita e con pennini che si rivelano più adatti per scrivere e disegnare. Negli ultimi computer e smartphone stiamo, però, assistendo ad un progressivo abbandono del pennino, segno che la precisione di questi schermi è sempre maggiore e che forse anche il pennino non è più così indispensabile. la tecnologia, che inizialmente intercettava il tocco di un singolo dito, oggigiorno è in grado di intercettare anche tocchi multipli (più dita, più mani) e gesti.

iPad-multitouch Il Touch Screen di oggi è una tecnologia che, forte di 50 anni di sviluppo ininterrotto, si sta imponendo con forza su tutti i nuovi dispositivi grazie al definitivo abbattimento dei costi e al supporto integrato in tutti i moderni sistemi operativi.

Quindi gli anni ‘10 del terzo millennio saranno gli anni del ritorno al dito e alla manualità di gesti e operazioni, avremo computer con schermi sempre più importanti e saremo in grado di comandarli con dei semplici gesti delle mani. Non sappiamo ancora se abbandoneremo mouse e tastiera ma, forse ci dimenticheremo di concetti come clic e tasto destro e impareremo a fare tap, pinch, flick, zoom, scroll…

Ne riparliamo alla “Rivoluzione Multi Touch” il 29 di aprile presso l’ITI Majorana di Grugliasco, Non mancate…
www.itismajo.it/prenota_touch

http://it.wikipedia.org/wiki/Mouse
http://en.wikipedia.org/wiki/Digitizing_tablet
http://it.wikipedia.org/wiki/Touch_screen
http://en.wikipedia.org/wiki/Light_pen
http://it.wikipedia.org/wiki/Penna_ottica
http://it.wikipedia.org/wiki/Multi-touch

Mac Mini Server: il web 2.0 in una scatola.

22 February 2010 di Dario Zucchini

Abbiamo testato nei laboratori Dschola un nuovissimo Mac Mini Server. Si tratta un prodotto che, pur essendo molto simile, per dimensioni e semplicità di utilizzo, ai server NAS (dischi di rete), si differenzia da questi ultimi per essere un server vero e proprio. A differenza dei tradizionali server Windows e Linux le competenze necessarie al suo funzionamento sono già comprese nel dispositivo e non dobbiamo essere dei super amministratori di rete per poterlo usare.

Mac Mini ServerIl server è davvero molto piccolo, come una scatola dei biscotti. Abituati ad altri sistemi operativi che, ormai da anni, vengono forniti senza istruzioni, il Mac Mini Server ci delizia anche con un pratico manualetto in inglese. Costa meno di 1000 euro, ha già il sistema operativo preinstallato, e consuma un quinto di un normale server: facendo un breve calcolo, il Mac Mini Server, in un anno di esercizio, ci può fare risparmiare alcune centinaia di euro di energia elettrica rispetto ad un server tradizionale, per non parlare della minore produzione di CO2 a cui oggi siamo tutti più sensibili di un tempo.

Snow Leopard Server permette di collegare un numero illimitato di utenti Mac e PC senza costi di licenza per client/utente. La politica delle licenze illimitate si adatta particolarmente bene alle scuole che, nei laboratori, si trovano ad avere un numero di computer e di utenti tipicamente più alto di quello delle piccole e medie aziende, pur non disponendo di fondi adeguati alla gestione dell’infrastruttura ICT e, tantomeno, delle licenze.

Possiamo inserire questo server in qualsiasi ambiente di rete perchè è compatibile con tutti i sistemi operativi moderni (Windows, Linux, Mac OS X) e può agevolmente sostituire sia i server Windows che i server Linux semplificandoci di molto le operazioni di amministrazione e di manutenzione.
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Al posto del server un disco di rete?

13 February 2010 di Dario Zucchini

NAS Iomega, un server molto potente ma dalle dimensioni molto ridotteDella serie “Le competenze sono nel dispositivo”, oggi parliamo dei NAS (network attached storage) ovvero degli hard disk che si collegano direttamente nella nostra rete locale e che svolgono quasi tutte le funzioni di un server con molto meno ingombro, rumore, costi, manutenzione e consumo.
Di solito sono grandi come un pacchetto dei biscotti e consumano 1/10 o anche 1/20 di un normale server, ma l’aspetto più accattivante è che non richiedono un amministratore di rete per poter funzionare. Spesso, quando ci mettiamo a scuola un server, ci accorgiamo solo troppo tardi che abbinato al server c’è anche un amministratore che, in quanto persona fisica, avrà bisogno di adeguato vitalizio per farci funzionare e mantenere aggiornato il nostro ingombrante server.
Con i NAS tutti gli aspetti critici di amministrazione, installazione e configurazione sono già stati risolti e, per quello che ci serve, i questi dischi di rete sono facilmente configurabili con una semplice interfaccia web. Di dischi di rete se ne trovano di tutti i tipi; ma per le scuole vanno bene i NAS della categoria intermedia pensati per sia per l’utilizzo domestico (dotati di ricche funzioni multimediali) che per gli uffici (dotati di grande capacità di archiviazione).
Se avete seguito le istruzioni per avere laboratori a “manutenzione zero” pubblicate sul sito dell’Associazione Dschola un disco di rete è di nuovo la soluzione migliore per poter salvare e condividere file e stampanti in rete senza oneri di manutenzione o amministrazione mantenendo i computer completamente “freezati”.
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Le competenze sono nel dispositivo

20 January 2010 di Dario Zucchini

Da metà anni ‘90 fino al ForTIC ci siamo aggiornati per avere le competenze necessarie a gestire le reti LAN delle scuole. E così fiumi di ragionamenti su server, policy, account, domain controller, samba, restrizioni, profili utente, tutte cose oggettivamente complicate, non adatte alla realtà scolastica e che ci portano via ore e ore di aggiornamento e di manutenzione. Poi, pian piano, ci siamo accorti che a far funzionare una rete basta un router da 50 euro, mentre gli ingombranti e dispendiosi “server di rete” sia linux che windows non “servono” quasi a nulla… non ci danno maggiori garanzie sulla rete, non proteggono da virus e manomissioni e, anzi, sono loro stessi da proteggere e mantenere!

A dare il colpo di grazia agli inutili server nelle classi e nei laboratori ci pensa una nuova generazione di dispositivi pronti per l’uso: in realtà sono sempre dei server ma non hanno bisogno di installazione e di manutenzione. Sono dispositivi semplicissimi da usare e configurare e, con pochi clic, anche un insegnante non esperto di tecnologie può facilmente condividere, stampare e gestire utenti.

Le competenze necessarie a diventare amministratore di rete sono finite nel dispositivo, i consumi si sono ridotti del 90%, i costi frazionati, e non serve neanche più la manutenzione!
Ma quali sono questi dispositivi così competenti?
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Le lavagne interattive multimediali: un flop?

13 January 2010 di Dario Zucchini

Norberto Bottani sul suo Blog riprende e commenta un articolo pubblicato l’8 gennaio 2010 nel supplemento “Digital Directions” del settimanale americano “Education Week”. Da queste ultime riflessioni emerge che: scarseggia la ricerca valutativa sulle LIM; le LIM potrebbero essere un ostacolo poderoso all’adozione delle TIC nelle scuole; le LIM sono una tecnologia vecchia ma rivisitata; taluni colleghi usano le LIM come se fosse una lavagna tradizionale, altri invece come se fosse un proiettore; altri docenti preferirebbero un pc per ogni studente; molti distretti scolastici americani annunciano un fallimento…

Buona lettura:
www.oxydiane.net/spip.php?article375

WiZiQ piattaforma per eLearning e LIM

12 January 2010 di Dario Zucchini

WiZiQ è una piattaforma di collaborazione on line (gratuita per un massimo di 50 utenti per classe) che consente di utilizzare strumenti di classe virtuale, verifiche, teleconferenza, condivisione documenti, audio/video, chat e lavagna condivisa.

L’utilizzo di WiZiQ non prevede l’installazione di alcun software sui computer degli utenti, basta avere un browser con flash. Per gli utenti avanzati è disponibile un modulo integrabile con Moodle.

Tra le varie funzioni disponibili, la più interessante in questo momento, è sicuramente la lavagna condivisa che consente ai docenti “armati” di LIM di trasmettere le lezioni agli studenti collegati in rete o di interconnettere più LIM per lavorare tra classi distanti. Altra funzione utile è quella che consente ai docenti di condividere le proprie lezioni on-line, una sorta di youtube per l’elearning.

Da provare subito: http://org.wiziq.com/virtual-classroom (fare clic su Live Demo)

www.wiziq.com

LIM Capitolato Tecnico “Refurbished”

7 January 2010 di Dario Zucchini

LIM con proiettore a focale ultra cortaMi è stato chiesto di “ristrutturare” il capitolato tecnico di riferimento per l’acquisto di una Lavagna Interattiva Multimediale. Le scuole possono scaricare il documento dal sito dell’USR Piemonte o dal sito dell’Associazione Dschola e utilizzarlo o personalizzarlo per i prossimi eventuali acquisti di LIM o Classi 2.0.

Sono state tolte tutte le specifiche tecniche inutili e fuorvianti e sono state aggiunte le cose davvero importanti e fondamentali per l’utilizzo in classe:

  1. La LIM deve essere utilizzabile direttamente con le dita (touch screen reale)
  2. Il videoproiettore non deve sporgere di più di 50 cm dal muro (focale ultra corta)
  3. Il computer deve essere fisso, di ingombro ridotto e protetto con Deep Freeze (in pratica un tutt’uno con la LIM)
  4. L’installazione deve essere fatta “A regola d’arte” con cablaggi nascosti e certificata a norma di legge

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Saper spendere e saper progettare

1 January 2010 di Dario Zucchini

Lo sappiamo: le risorse per le TIC nella didattica sono sempre molto limitate. Visitando le scuole per l’assistenza Dschola ho però la sensazione che scuole, enti locali e nazionali talvolta non ci mettano tutto l’impegno necessario per spendere al meglio le poche risorse. Le installazioni delle LIM dello scorso anno ci hanno dato l’ennesima conferma di una realtà che, al di là di progetti spettacolari e formazione a tutti i livelli, deve sempre fare i conti con aule informatiche e ambienti poco accoglienti, zeppi di rottami e fili, per nulla funzionali e funzionanti. Ma basta davvero solo la carenza strutturale di fondi per spiegare questa situazione?

L’errore è sempre lo stesso: si fa una gara di appalto al ribasso su specifiche tecniche già scadenti e prive di progettazione didattica; ma infarcite di termini tecnici magniloquenti tanto inutili quanto costosi per le povere finanze pubbliche.

Prendiamo ad esempio le aule informatiche della scuola dell’obbligo:
Immagini prese dagli interventi di assistenza nei laboratori della scuola dell'obbligoA parte rare e lodevoli eccezioni si compongono di banchi di recupero sui quali vengono appoggiati i PC con vistosi cablaggi nei muri e fili penzolanti che raggiungono i PC. Per attrezzare le aule in questo modo i comuni spendono migliaia di euro affidando i lavori ad elettricisti che, in assenza di indicazioni, buonsenso e progettazione, montano canaline nei muri non sotto il piano dei tavoli ma sopra, spesso molto in alto, lasciando quindi tutti i cablaggi a vista. Le canaline, poi, teminano spesso su un tavolo dove viene appoggiato uno switch (quasi sempre un modello più caro del necessario) e rarissime volte in un armadietto di rete.

Ma allora perchè spendere tanti soldi per canalizzare i muri quando poi lo switch sta sul tavolo e i fili che ci ingombrano sono tutti a vista?
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